Italian Chief-of-Staff Inspection of Somalia, Lebanon, while the Italian mission in Afghanistan comes to an end

Italia e Israele: incontro tra i Capi di Stato Maggiore della Difesa

Roma 5 novembre 2013

Il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Ammiraglio Luigi Binelli Mantelli, ha ricevuto questa mattina, a “Palazzo Caprara”, il suo omologo israeliano, Generale di Corpo d’Armata Binyamin Gantz

Nel corso dell’incontro, il Capo di Stato Maggiore della Difesa israeliano ha ringraziato le Forze Armate italiane per l’impegno nella stabilizzazione delle diverse aree di crisi.

Al centro del colloquio, la cooperazione bilaterale, in particolare nell’ambito dell’addestramento congiunto, delle capacità Cyber Warfare e degli equipaggiamenti militari.

È stata, inoltre, sottolineata l’importanza di uno scambio informativo nel contrasto ai traffici illeciti e al terrorismo internazionale, in particolare nell’area mediorientale, anche con riferimento alla missione UNIFIL.

In servizio con le Israel Defence Forces (IDF) dal 1977, il Generale Gantz è stato nominato Capo di Stato Maggiore della Difesa nel febbraio 2011.

29 ottobre 2013 - 

L’Ammiraglio Binelli Mantelli al Convegno nazionale ‘Remotizzazione e robotizzazione nelle Forze Armate’

Questa mattina, in Roma, presso l’ aula “Beniamino Andreatta” di Palazzo Salviati, del Centro Alti Studi della Difesa, il Capo di Stato Maggiore della Difesa, ammiraglio Luigi Binelli Mantelli è intervenuto al convegno nazionale “Remotizzazione e robotizzazione nelle Forze Armate”, organizzato dal Centro Studi Difesa e Sicurezza con il patrocinio di Finmeccanica S.p.A..

Il convegno ha fornito ai partecipanti preziose informazioni sull’attuale livello di presenza di sistemi robottizati e remotizzati presso le Forze Armate italiane e sulle prospettive, a breve medio termine, di inserimento di nuovi sistemi.

L’intervento del Capo di Stato Maggiore della Difesa ha evidenziato come “le nuove tecnologie, applicate alla gestione remota o autonoma di sistemi complessi, permettono di ridurre l’esigenza di personale, ma anche di ridurre il rischio fisico per l’uomo in numerosi contesti, non necessariamente militari. Aspetto questo non affatto secondario se si pensa al crescente impatto sull’opinione pubblica, sempre meno disposta e capace di sopportare perdite umane anche per le missioni più nobili e condivise dalla comunità internazionale”.

L’ammiraglio Binelli Mantelli, dopo aver illustrato pregi e criticità della robotizzazione e della remotizzazione ha affrontato il tema della realizzazione del giusto compromesso tra capacità tradizionali e di alta tecnologia.

“Esistono – ha spiegato – situazioni operative nelle quali fa premio la presenza sul campo dell’uomo, cioè di un’intelligenza e di una volontà mediate da un complesso di fattori che spaziano dal bagaglio culturale, alla sensibilità, al buon senso e anche ai sentimenti di umanità, peculiari dell’intelligenza naturale e che non potranno mai essere riprodotti artificialmente. Il “soldato consapevole” di cui si parla in ambito NATO, è un valore irrinunciabile che nessuna macchina e nessun sistema remoto potrà mai sostituire. L’uomo – ha concluso l’’ammiraglio – rimane l’elemento centrale, con la sua sensibilità e il suo intuito “fuori dagli schemi”, di ogni operazione militare!

Durante il convegno, quasi a rimarcare l’importanza e l’attualità degli argomenti trattati, è giunta la notizia di un’imbarcazione in navigazione al largo della Libia diretta verso nord, intercettata da un Predator dell’Aeronautica Militare nell’ambito della prima missione operativa di tali velivoli nell’Operazione Mare Nostrum.

Le immagini trasmesse dal Predator hanno reso possibile verificare la presenza di migranti a bordo dell’imbarcazione verso la quale sta dirigendo per le operazioni di soccorso la Fregata “Maestrale” della Marina Militare italiana.

Intervento Intervista Intervista Radio TV del:   29 ottobre 2013  -   -   -  Centro Studi Difesa e Sicurezza (Ce.Stu.Di.S.) – Roma

Convegno Nazionale 2013 “Remotizzazione e robotizzazione nelle Forze Armate”

Intervento conclusivo del Capo di Stato Maggiore della Difesa, ammiraglio Luigi Binelli Mantelli

A nome delle Forze Armate e mio personale porto il caloroso saluto a tutti i presenti, ai relatori in particolare.

Li ringrazio per qualità degli interventi (non è formale perché ho avuto poco fa i commenti di un mio emissario, perché vi ho controllato ancorché con sistemi humint e non remotizzati …).

Un sentito ringraziamento all’amico generale Luigi Ramponi, presidente del Centro Studi Difesa e Sicurezza (Ce.Stu.Di.S.), per il tema di  questo convegno.

Una tematica affascinante quanto complessa, di grandissima attualità e priorità per le Forze Armate, italiane ed europee.

Lo ringrazio, non solo per quanto ha dato all’Istituzione Militare ed al Paese nei quasi 9 lustri di servizio in uniforme e poi in Parlamento, con l’assoluto spirito di servizio che lo ha accompagnato anche nel successivo impegno politico.

L’idea della remotizzazione e robotizzazione – la definizione di “sistema non abitato” dell’ing. Grasso mi ricorda le nostre molte caserme in disuso che con fatica cerchiamo di dismettere e quindi la evito – colpisce l’immaginario collettivo, affascinando e al contempo intimorendo per le sue non controllabili “deviazioni”, ampiamente riprese dalla letteratura e dalla cinematografia di questi ultimi anni.

La fantascienza che riuscivamo ad immaginare solo dieci anni fa (guardate qualche film dell’epoca) è oggi superata dalla realtà e fa parte di un passato forse mai esistito.

La cosiddetta “rivoluzione digitale” nei settori dell’Information & ha consentito di sviluppare in questo campo una straordinaria accelerazione nella quale le strategie e le modalità della competizione tecnologica faticano per essere messe a sistema, perché si tratta di un mutamento incalzante, non sempre controllabile e soprattutto non sempre conosciuto e condiviso da tutti gli attori.

Nel campo delle applicazioni militari si sono aperte capacità e opportunità che un tempo anche non lontano erano impensabili.

Ne sono prova le potenzialità degli attuali  drones aerei, terrestri, navali e subacquei – dei quali oggi è stata fornita un’ampia panoramica –, per non parlare dei sistemi futuri già allo studio.

Pochi mesi fa un UAV delle dimensioni di un caccia – l’X-47B Pegasus – ha effettuato con successo i test di decollo con catapulta che di appontaggio sulla portaerei USS George Herbert Walker Bush (da non confondere col figlio, che è solo W.). Una capacità che apre la strada per gli Stati Uniti all’impiego di aerei da combattimento senza pilota in qualunque parte del mondo e nei più diversi scenari operativi.

Il settore militare era un tempo l’indiscusso “driver” dell’evoluzione tecnologica anche nel settore del cosiddetto C4 (Comando, Controllo, Comunicazione e Computers) – internet è nato militare – ma oggi è superato in velocità dal “civile”, che essenzialmente si basa su applicazioni per le esigenze globali di comunicazione e interrelazione, poi estese e rese compatibili con le esigenze militari.

In questo campo (C4) le capacità consolidate e quelle previste per le Forze Armate sono sostanzialmente mirate all’acquisizione della cosiddetta “information superiority”, prodromica alla “decision superiority”, la chiave del successo di qualsiasi operazione militare, ma anche di molte altre attività non militari.

Lo sviluppo della cyber e della robotica è quindi prioritariamente funzionale a questo obiettivo strategico.

Le nuove tecnologie, applicate alla gestione remota o autonoma di sistemi complessi, permettono inoltre di ridurre l’esigenza di “manning”, ma anche  di ridurre il rischio fisico per l’uomo in numerosi contesti, non necessariamente militari, come l’esplorazione di ambienti estremi: le profondità marine, sotterranee o contaminate, lo spazio extra-atmosferico.

Questo aspetto, nelle operazioni militari, non è affatto secondario se si pensa al crescente impatto sull’opinione pubblica, sempre meno disposta e capace di sopportare perdite umane anche per le missioni più nobili e condivise dalla comunità internazionale (oggi “morire per Danzica?” non è più solo uno slogan – che ha aiutato le mire naziste –, ma un argomento che mette sistematicamente in discussione ogni attività militare).

Anche nel settore della raccolta informativa e del targeting  voglio portare ad esempio il contributo essenziale di questi sistemi per la preparazione del pattern of life nel teatro afgano da parte delle nostre Forze Speciali, che ha permesso di conseguire risultati tattico-strategici di grandissimo rilievo – grazie alla certezza, precisione ed efficacia degli ingaggi – integrando i tradizionali metodi humint.

Di fatto è stato azzerato il coinvolgimento di civili (ovvero i cosiddetti “danni collaterali”) e assicurata un’ancora maggiore protezione alle nostre unità operative.

L’esigenza di assetti remotizzati o robotizzati, è fortemente sentita dei Comandanti in teatro, siano essi organici alle pedine di manovra o forniti quale Combat Support joint a livello strategico, operativo e tattico.

È ovvio il vantaggio di disporre delle informazioni raccolte con sistemi  “multi-source, long-endurance, real-time”, meno ovvio è quello di poterle diffondere fino ai più bassi livelli organici, in modo mirato e in tempo reale (uno degli obiettivi del progetto “Forza NEC” – Network Enabled Capability).

L’esperienza maturata nelle operazioni finora condotte e in particolare in ISAF e nell’ambito dell’operazione NATO Unified Protector in Libia ha consolidato in particolare la capacità nazionale nel settore unmanned.

Disporre di una capacità militare non significa semplicemente acquisire il mezzo, ma sviluppare dottrina, procedure operative standard, addestramento specifico. Significa anche saper operare in un contesto integrato e di complementarietà con le altre piattaforme per la raccolta informativa e intelligence (aerei pilotati con capacità Sigint/ISR – Signal Intelligence/Intelligence, Surveillance e Reconnaisance – tipo JAMMS/AML – Joint Airborne Multimission Multisensor System/Airborne Multi-Intelligence Laboratory –, unità navali dedicate e mezzi subacquei).

La missione ‘Mare Nostrum’ consentirà di verificare appieno anche le possibilità di l’integrazione degli UAV nel complesso scenario della sorveglianza marittima, affinando i requisiti per le future generazioni di sistemi unmanned destinati alla Intelligence, Surveillance e Reconnaisance (ISR).

Venendo ai requisiti per assetti remotizzati e robotizzati è evidente che possiamo spingerci verso il superamento dei tradizionali limiti dimensionali, temporali e fisici degli assetti tradizionali.

Tra le caratteristiche prioritarie e con notevoli margini di crescita voglio evidenziare:

– la persistenza, intesa come l’abilità a condurre sortite di lunga durata (nell’ordine di giorni e anche mesi o anni), che permetterà di pianificare missioni virtualmente “senza limiti” a tutto vantaggio della flessibilità e della riduzione del rateo di impiego dei mezzi tradizionali (quindi dei “costi”). Ciò ha particolare rilevanza nell’osservazione di obiettivi a configurazione mutevole (un esempio è la Sorveglianza Marittima);

– l’integrabilità e l’interdipendenza, caratteristiche che devono permettere di inserirsi in un sistema di C4-ISTAR (Comando, Controllo, Comunicazione e Computers–Informazioni, Sorveglianza, Target Acquisition e Ricognizione) costituito anche da altri apparati e piattaforme, scambiare dati con assetti di tipo tradizionale (terrestri, navali, subacquei ed aerei) e con assetti spaziali in una dimensione “net-centrica” e quindi in grado di mettere in diretta e immediata relazione i sensori con i decisori e con gli attuatori;

– l’autonomia operativa, che consenta di svolgere i compiti di routine in maniera automatica, senza l’intervento di operatori, nonché di operare anche se disconnesso (accidentalmente o volutamente) dalla struttura “net-centrica”;

– infine la versatilità, ovvero la capacità di assolvere contemporaneamente più missioni e compiti attraverso l’uso di sensori e sistemi  di diversa natura e impiego, favorita dalla progressiva miniaturizzazione. Un aspetto importante che consentirà in futuro di aggregare funzioni radar, elettroottiche e di C4 enfatizzandone l’integrazione e l’analisi “on-board”. La miniaturizzazione dei sensori e dei vettori e le tecniche net-centriche permetteranno anche di affiancare ai sistemi maggiori  sotto-sistemi “monouso”, usa e getta, alla stessa stregua di una munizione convenzionale. Il sistema “SCOUT” per artiglieria terrestre e navale in sviluppo presso OTO-MELARA è un esempio.

Altro settore in forte crescita, foriero di grandi cambiamenti, è quello della tele-manutenzione, ovvero della capacità di intervenire da remoto per effettuare la diagnostica delle avarie e, quando possibile, ripristinare l’efficienza e/o l’efficacia dei sistemi a distanza, da parte di personale più addestrato di quello operante in teatro.

Tale capacità, ineludibile sui mezzi unmanned e nel segmento spaziale può garantire significative riduzioni dei costi e soprattutto di personale pregiato anche per l’impiego di mezzi tradizionali. Una capacità già ampiamente sviluppata nel settore delle comunicazioni e dell’informatica e in corso di evoluzione per il controllo, la gestione tecnica e la diagnostica dei sistemi diffusi di C4 e di combattimento (esempio il Centro di comunicazioni e informatica della Marina Militare – MARITELE ROMA – e monitoraggio Data Loss Prevention – DLP).

Dopo avere apprezzato le grandi opportunità e le diversificate capacità che offre questo vasto campo di sistemi e tecnologie corre però l’obbligo di analizzare le criticità che il loro sempre più diffuso impiego pone e porrà soprattutto in futuro.
La prima – forse la più urgente – è quella relativa alla formazione del personale.

È infatti evidente che volume e la qualità delle informazioni disponibili sta cambiando sensibilmente le modalità dei processi informativi e decisionali, ancora in larga misura basati su un ordinato flusso di conoscenze e su rigide catene di responsabilità gerarchiche e funzionali.

Si riduce quindi sempre di più il tempo disponibile per la loro assimilazione culturale, dottrinale e procedurale.

Inoltre le interrelazioni tra piattaforme remotizzate o automatizzate e le funzioni di Comando, Controllo, Comunicazione e Computers, Informazioni, Acquisizione Obiettivi e Esplorazione (C4-ISTAR), impongono il coerente adeguamento delle procedure decisionali.

Il problema non è più quello di ottenere informazioni, bensì di utilizzarle correttamente, efficacemente e tempestivamente.

La mole di fonti da monitorare renderà sempre più necessario l’impiego di strumenti software automatici, per la gestione e la sovrapposizione dell’enorme mole di informazioni e dati (ad esempio quelli relativi al traffico aereo e marittimo), il loro controllo incrociato ai fini della validazione delle situazioni ed infine il  loro corretto ordinamento per priorità.

È questo il punto cruciale del processo di information e decision superiority che ho già citato.

Una seconda criticità è quella relativa alla certificazione all’impiego, in particolare per la robotica ed i veicoli a pilotaggio remoto. Una disciplina nella quale siamo decisamente all’avanguardia, e che possiamo pilotare o quantomeno  condividere in un contesto multinazionale, soprattutto europeo.

In una favorevole “continuità tematica”, domani, questo Centro Alti Studi per la Difesa ospiterà un’altra giornata di lavori, organizzata dal Gruppo Italiano – presieduto dal procuratore Intelisano – della Società Internazionale di Diritto Militare e Diritto di Guerra. In tale consesso si approfondiranno proprio le problematiche legate agli aspetti giuridici del volo unmanned e della cyber warfare.

Un’ulteriore criticità di assoluta rilevanza attiene al flusso di comunicazioni satellitari direttamente connesso all’impiego remotizzato.

Ci confrontiamo con una sempre crescente richiesta di flusso di comunicazioni satellitari, indispensabili in tutti i settori operativi, ma particolarmente onerose per l’impiego di sistemi unmanned, tanto per il loro controllo che per la trasmissione di dati che occupano ampie bande (video ad esempio).

Una questione che si traduce in un significativo incremento dei costi “fuori tutto” per l’impiego di questi assetti, che limita anche le capacità operative una volta saturate le disponibilità di canali di comunicazione.

Non a caso quindi le priorità della Difesa italiana per il segmento satellitare sono chiare: uno, i satelliti di comunicazione; due, quelli per l’osservazione ottica; tre, quelli a tecnologia radar.

Ne deriva che un settore di elevata priorità per la ricerca tecnologica è anche quello di realizzare soluzioni trasmissive a banda sempre più stretta e un flusso di dati sempre più veloce.

Voglio qui ricordare come l’alta tecnologia legata alla robotica veda in Italia numerose e diversificate nicchie di eccellenza, tanto nella ricerca quanto nelle realizzazioni.

Alla robotica cosiddetta tradizionale, che già rappresentava un’eccellenza nel nostro Paese, si affianca oggi la “nuova”, frutto della convergenza di diversi filoni scientifici: biologia, nanotecnologia, scienza cognitiva, meccatronica ed informatica. Un patrimonio della grande industria ma anche di medi e piccoli imprenditori.

Ecco quindi che l’impulso verso la remotizzazione e robotizzazione significa dare respiro alle tante eccellenze che il nostro Paese già annovera, ma anche fornire lo stimolo ad una più estesa ingegnerizzazione per un rilancio in chiave interna ed internazionale.

Qui emerge anche la criticità della competizione sui prodotti, particolarmente virulenta in Europa.

Una competitività che possiamo cercare di mitigare attraverso soluzioni condivise e complementari nell’ottica ‘Smart Defence’ e ‘Pooling & Sharing’.

Il progetto nazionale per la definizione e lo sviluppo della “matrice di tecnologie abilitanti”, che la Difesa Italiana ha portato all’attenzione in diversi consessi non solo europei,  è un’interessante possibile risposta a questo problema.

Per concludere vorrei affrontare il tema, quasi filosofico, di realizzare il giusto compromesso tra capacità tradizionali e unmanned per i futuri programmi.

È innegabile che entrambe queste capacità fanno perno sull’uomo: prima colui che le progetta e poi quello che le gestisce.

Esistono tuttavia situazioni operative nelle quali fa premio la presenza “sul campo” dell’uomo, cioè di un’intelligenza e di una volontà mediate da un complesso di fattori  che spaziano dal bagaglio culturale, alla sensibilità, al buon senso e anche ai sentimenti di umanità, peculiari dell’intelligenza naturale e che non potranno mai essere riprodotti artificialmente.

Il “soldato consapevole”, “the conscious soldier”, un argomento di cui si parla in ambito NATO, è un valore aggiunto irrinunciabile che nessuna macchina per quanto “intelligente”, nessun sistema remoto potrà mai sostituire.

La robotica è un settore il cui sviluppo futuro consentirà di aumentare il livello di intelligenza artificiale e di autonomia delle macchine fino a poter modificare la percezione dello stato di crisi e di conflittualità da parte dell’opinione pubblica e di conseguenza l’uso politico/diplomatico dello strumento militare.

Un aspetto sul quale occorre meditare  che attiene direttamente all’etica e alla condizione del militare, soprattutto quando potremmo disporre di sistemi combat totalmente automatizzati, senza “man on the loop” e condizionati solo dalle cosiddetto “regole di ingaggio”.

Entro in un campo minato che può essere frainteso, ma ritengo che l’uditorio sia sufficientemente maturo per capire.

In apertura Luigi Ramponi faceva riferimento ad un pilota civile che dirige da terra il proprio velivolo pieno di passeggeri,  cioè senza condividere con loro il rischio della vita.

Ebbene cosa sarebbero le Forze Armate se i loro componenti non fossero legati a doppio filo dal commitment (cioè della disposizione a offrire anche il proprio sacrificio per un bene superiore come ad esempio la libertà e la pace). Un aspetto che appunto investe direttamente il ruolo e l’etica perché le azioni offensive contro un nemico – che in futuro credo non sarà solo di tipo asimmetrico – non possono essere esclusivamente legate ad assetti remotizzati, cioè avulse da responsabilità che vanno ben oltre le regole di ingaggio.

Trasformeremmo il comparto militare in soli tecnici in camice bianco snaturando la natura del loro commitment e questo in conflitti non solo asimmetrici è assai pericoloso.

Operare per il bene comune a rischio della vita è un atto d’amore ma anche una assunzione diretta e inequivocabile di responsabilità.

Credo quindi che ancora per molti anni continueremo a dover “morire per Danzica”.

In conclusione il connubio tra possibilità ed abilità di sfruttare la piena potenzialità delle “reti” per conseguire la “superiorità decisionale” si basa certamente su un sempre più diffuso e diversificato impiego dei sistemi di cui oggi parliamo.

In tal senso dev’essere con sistematicità valutato l’impatto sulle capacità militari, adeguando contestualmente la dottrina e i concetti operativi, la formazione e l’addestramento del personale e degli staff, la stessa struttura delle forze e la loro articolazione.

Tutto ciò avendo sempre a mente l’interoperabilità interforze, interdisciplinare e interalleata.

L’uomo deve tuttavia rimanere l’elemento centrale di ogni operazione militare. L’uomo con la sua sensibilità, il suo intuito “fuori dagli schemi”, il suo senso di responsabilità.

Una riflessione non facile e un percorso impervio da affrontare con consapevolezza, determinazione e con l’umiltà che Albert Einstein sintetizzò in maniera esemplare: “… è più facile spezzare un atomo che un pregiudizio!”

Questa la sfida che ci aspetta.

Grazie per l’attenzione.

Nave Doria, giornata addestrativa a favore della Marina libanese

29 ottobre 2013 11.04

Nave Doria, impegnata dal 10 ottobre nella missione UNIFIL, ha dato il via alla sua prima giornata addestrativa, denominata Stage at sea, a favore della Marina Militare libanese.

L’attività di addestramento della LAF (Lebanese armed forces – Navy), iniziata il 27 ottobre scorso, rappresenta uno dei compiti fondamentali per le unità appartenenti alla Maritime Task Force (MTF), al fine di rendere autonomo il Libano nel controllo delle proprie acque territoriali.

Un sergente e un cadetto dell’ accademia navale libanese, accompagnati dall’ufficiale tedesco appartenente allo staff del MTF, sono imbarcati sul cacciatorpediniere della Marina Militare e, dopo aver assistito a un briefing sulle procedure di sicurezza e sulle caratteristiche della classe Orizzonte, sono stati accompagnati in un approfondito giro dell’unità.

Nella parte finale della giornata addestrativa, per dare una chiara visione delle procedure anticendio ai due Marinai libanesi, è stata organizzata una complessa esercitazione di difesa passiva.

29 OTT 2013 – ARE

Il Capo di Stato Maggiore della Difesa a bordo del cacciatorpediniere Andrea Doria

29 ottobre 2013 10.33

Il cacciatorpediniere Andrea Doria, recentemente inquadrato nel dispositivo internazionale di UNIFIL (United Nations Interim in Lebanon) ha ricevuto il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Ammiraglio Luigi Binelli Mantelli.
L’alto ufficiale, dopo aver incontrato il contingente militare italiano al quartier generale della missione, é giunto a bordo accompagnato dal Generale di Divisione Paolo Serra, comandante di UNIFIL, e dall’ammiraglio brasiliano Joese De Andrade Bandeira Leandro, comandante della Maritime .
Parole di apprezzamento per lavoro finora svolto, quelle di Binelli Mantelli che ha incontrato l’equipaggio della nave, comandata dal capitano di vascello Gianfranco Annunziata, durante l’assemblea generale sul ponte di volo.
Ai marinai il Capo di Stato Maggiore ha parlato della missione che il Doria sta svolgendo sotto la bandiera dell’Onu.

In particolare s’è soffermato sulla professionalità dimostrata nel rispondere con velocità e capacità alle esigenze della Difesa e per l’attività che i "baschi blu" dell’equipaggio stanno svolgendo a supporto del contingente italiano.
Il Capo di Stato Maggiore della Difesa ha manifestato, inoltre, la propria soddisfazione per l’ingresso del Doria nella Maritime task force e ha sottolineato l’importante ruolo che il cacciatorpediniere, una nave “multiruolo” e dalle elevate prestazioni appartenente alla classe Orizzonte, avrà nel dispositivo internazionale. Tra i compiti del Doria quelli di contribuire al controllo dello spazio marittimo antistante il territorio libanese e all’addestramento della LAF (Lebanese Armed Forces) – Navy.

28 OTT 2013 – ARE
Agg. 29 OTT – MAS

Roma 28 ottobre 2013

Visita del Capo di Stato Maggiore della Difesa in Corno d’Africa e Libano

Il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Ammiraglio Luigi Binelli Mantelli, si è recato nei giorni scorsi in visita a Gibuti, in Somalia e in Libano dove ha incontrato i militari italiani impegnati nelle missioni internazionali e i vertici delle

A Gibuti, il Capo di SMD ha inaugurato la nuova base logistica interforze italiana  che sarà operativa entro fine anno grazie all’opera del personale del 6° Reggimento genio pionieri di Roma.

Nel corso della visita, l’Ammiraglio Binelli Mantelli ha poi incontrato il suo omologo, Maggior Generale Fathi, con il quale ha rimarcato l’esigenza di rafforzare la cooperazione militare tra le Forze Armate italiane e quelle gibutine nei settori della formazione, dell’addestramento e degli equipaggiamenti.

Successivamente il Capo di SMD si è recato a Mogadiscio, dove ha incontrato il Ministro della Difesa somalo Abdihakim Mohamud Fiqi e il Capo di Stato Maggiore, Gen. B. Abdirizak Elmi. Tra i temi al centro dei colloqui, la missione dell’Unione Europea di addestramento delle forze di sicurezza, (European Union Training Mission Somalia – EUTM Somalia), la cui guida sarà affidata dal prossimo gennaio ad un Generale italiano.

L’Ammiraglio Binelli Mantelli ha poi salutato il personale nazionale e internazionale del Mentoring Advisory and Training Element (MATE) della missione, al quale ha espresso il proprio apprezzamento per il lavoro svolto.

Infine, il Capo di SMD si è recato in Libano. A Beirut ha incontrato il Comandante delle Forze Armate libanesi, Generale Jean Kahwaji e a Shama è stato aggiornato sullo stato della missione dal Comandante di UNIFIL, Gen.D. Paolo Serra, e dal Comandante del Contingente italiano in UNIFIL, Gen. B. Vasco Angelotti.
Nel corso della visita, che ha coinciso con il periodo di passaggio di consegne tra la Brigata di Cavalleria “Pozzuolo del Friuli” e la Brigata “Granatieri di Sardegna”, il Capo di SMD ha ringraziato i Cavalieri e i Lagunari per l’opera svolta a sostegno del mantenimento della pace e della stabilità dell’area e ha raccomandato ai Granatieri la massima attenzione nell’affrontare la loro delicata missione, in particolare in questo periodo di grande instabilità regionale.

Prima di rientrare in Italia, il Capo di Stato Maggiore, insieme al Generale Serra e all’Ammiraglio Brasiliano Lorenzo (Comandante dell’UNIFIL Maritime Task Force) si è imbarcato su Nave Doria, da pochi giorni entrata a far parte della Maritime Task Force di UNIFIL (United Nations Interim Force in Lebanon).

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