Italian military activity in the Middle East – Preparations to medical emergency and massive displacement over see

Autorità libanesi in visita su nave Doria

4 dicembre 2013 08.30

Prosegue la missione UNIFIL per il cacciatorpediniere Andrea Doria che, nelle giornate del 2 e del 3 dicembre, durante la sosta nel porto di Beirut, ha ospitato differenti autorità civili e militari libanesi.

Il generale Paolo Serra, Head of Missione Force Commander di UNIFIL ha, infatti, colto l’occasione per far visitare l’unità rispettivamente al Comandante delle Forze Armate libanesi, il generale Jean Kahwagi, e dal direttore generale per la sicurezza in Libano, generale Ibrahim Abbas.

Gli incontri, oltre ad aver permesso alle autorità di conoscere le potenzialità dell’Unità, illustrate in un briefing sulle caratteristiche generali della classe Orizzonte e in un approfondito giro della nave, hanno fornito l’occasione per un punto di situazione sull’attività fin qui svolta da Nave Doria in UNIFIL e, più in generale, sull’efficacia dell’azione della Maritime Task Force nelle acque antistanti il Libano.

Al termine delle rispettive visite, entrambi gli illustri ospiti hanno voluto esprimere la loro gratitudine alla Marina Militare non solo per il suo ritorno in Libano ma anche per quanto fatto in passato per il paese dei cedri .

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5 dicembre 2013 -  Shama

Libano: cambio al vertice del contingente sloveno

Il 4 dicembre 2013, presso la base “Millevoi” di Shama si è svolta la cerimonia di passaggio di responsabilità del contingente sloveno impegnato nel settore ovest di Unifil (United Nation Interim Force in Lebanon).

Il comando dei Caschi Blu sloveni è passato dal tenente colonnello Franjo Lipovec al maggiore Uros Trinko.

La cerimonia, alla presenza dell’ambasciatore sloveno in Libano dr. Milan Jazbec, è stata presieduta dal generale di brigata Maurizio Riccò, comandante del Settore Ovest, che si è complimentato per i risultati raggiunti dai colleghi sloveni nella “terra dei cedri”.

Il tenente colonnello Franjo Lipovec ha sottolineato l’eccellente collaborazione instaurata con i Caschi Blu del Settore Ovest, la cui guida è attualmente affidata alla brigata meccanizzata “Granatieri di Sardegna”. Oltre al contingente sloveno e a quello italiano, nel settore operano i contingenti del Brunei, Ghana, Finlandia, Irlanda, Malesia, Corea del Sud e Tanzania.

Le forze del Settore Ovest, contribuiscono a restituire al Libano stabilità e sicurezza nella piena applicazione della risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, per il rispetto del cessate il fuoco, l’assistenza alle Forze Armate libanesi e il supporto alla popolazione locale.

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Roma 6 dicembre 2013

Progetto MiTAKA: la Difesa sperimenta nuove tecnologie per emergenze sanitarie

È stato presentato nei giorni scorsi nella città militare della Cecchignola il nuovo sistema di telemedicina denominato MiTAKA (Military – Tablet Aid – Kombat Area), ideato per consentire lo studio e il monitoraggio di pazienti a distanza

Il sistema MiTAKA (Military – Tablet Aid – Kombat Area) – presentato nella Caserma “Artale” della città militare della Cecchignola – consentirà lo studio e il monitoraggio del paziente da parte del soccorritore militare che si trova, per primo, a fronteggiare le emergenze sia nei teatri operativi sia in Patria durante le attività addestrative.

Il progetto è stato illustrato nel corso del convegno nazionale “ Il Sistema di emergenza-Urgenza in Italia”, organizzato dalla Federazione Italiana Medicina di Emergenza-Urgenza e delle Catastrofi (FIMEUC), svolto nella Scuola di Sanità e Veterinaria Militare dell’Esercito alla presenza del Comandante dell’Ispettorato Generale della Sanità Militare (IGESAN), Generale di Corpo d’Armata  Federico Marmo.

MiTAKA è uno strumento tecnologico realizzato grazie alla collaborazione con la “In manibus meis”, azienda italiana che sviluppa software ed hardware per gli interventi nelle grandi emergenze.

Un dispositivo di ultima generazione ancora in fase di sperimentazione e perfezionamento, che presto potrebbe essere adottato dalla Difesa per agevolare sensibilmente le prime operazioni di soccorso ai feriti.

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Libano, il senso di una missione

Libano,  4 novembre 2013

La crisi del Mediterraneo e la questione siriana, venute prepotentemente alla ribalta dell’attualità, ci hanno riproposto il complesso e difficile problema della convivenza tra popoli che abitano il Vicino Oriente. In Libano, la partita è ancora lunga e difficile. Nella “terra del latte e del miele”, come è descritto questo Paese nella Bibbia, da oltre trent’anni sono impegnate le forze armate italiane. Il compito dei nostri soldati è inquadrato nella risoluzione 1701 dell’ONU, che mira a garantire la piena cessazione delle ostilità tra il Libano e Israele e reiterando il proprio forte sostegno per il pieno rispetto della Blue Line, la linea armistiziale tra i due stati che, ancora oggi, è considerata tra i punti più instabili e delicati del Medio Oriente. Qui, a ridosso del villaggio di Lagunè, sorge la base “1.31” dove lavorano i caschi blu italiani. Attualmente, si sta per chiudere la missione “Leonte XIV” quella guidata dalla Brigata di Cavalleria Pozzuolo del Friuli e tra pochi giorni ci sarà il definitivo passaggio di consegne con la Brigata dei Granatieri di Sardegna. In questa FOB (Forward Operating Base) presidio avanzato nel sul del Libano, i militari italiani svolgono diverse e impegnative attività, dalle “operazioni di Demining”, vale a dire lo sminamento di aree dove è alta la presenza di ordigni anti-uomo, alle pattuglie a piedi per monitorare la cosiddetta “Tecnichal Fence”, la rete controllata elettronicamente e posizionata in prossimità della Blue Line. In questa area, a pochi passi da Israele, nulla resta inosservato: telecamere, sensori, torrette e allarmi spia. Anche il terreno è un informatore: la sabbia viene spianata più volte a giorno da pattuglie israeliane. L’impronta di un piede sulla soffice polvere è segno inequivocabile del passaggio di qualche straniero. Per noi reporter è difficile e impossibile poter riprendere o fotografare: gli equilibri passano anche attraverso semplici gesti che potrebbero andare ad infastidire qualcuno. Lungo il tragitto, lo sguardo è attirato dai Blu-Pillar. Si tratta dei barili azzurri con la scritta delle Nazioni Unite che devono essere posizionati per cercare di tracciare un confine materiale tra i due stati. Le forze armate israeliane ritirandosi hanno deciso di seminare lungo una fascia di 119 chilometri la più grossa quantità di mine mai vista. Sono i soldati italiani ad occuparsi della bonifica, creando così dei corridoi sicuri per permettere il posizionamento dei piloni. Nel corso dell’operazione di bonifica, mentre anche noi stiamo sul campo, gli uomini del III Reggimento Guastatori di Udine hanno rinvenuto una mina anti-uomo del quarto tipo, funzionante a pressione. Ne è stato disposto il brillamento, questo per permettere l’apertura di varchi di sicurezza in modo di accedere alla Blue Line. Per i militari italiani, tutto questo rientra nella routine quotidiana. Indossando una specifica attrezzatura e dotati di metal detector, uomini e donne a turni di 15 minuti scandagliano centimetro per centimetro la terra brulla del confine. Ne restano altri 250 Blu Pillar da posizionare. La decisione definitiva del sito, spetta però alla diplomazia. Ogni mese, a pochi metri dalla Blue Line, si tiene il “Meeting del Tripartito”. Ad uno stesso tavolo, tra girate di schiena e volteggi di spalle, siedono allo stesso tavolo Israele, Libano e UNIFIL, la forza militare (letteralmente United Nations Interim Force In Lebanon) dell’ONU che dal 19 marzo 1978 è nel “Paese dei Cedri” per garantire sostegno alla popolazione e ristabilire un equilibrio di pace. Dal gennaio 2012, a guidare UNIFIL è un italiano. È il Generale di Divisione Paolo Serra, Force Commander dell’intera missione. È proprio il Generale Serra a presiedere e sovraintendere all’incontro mensile, dove si tenta di instaurare un dialogo tra le parti e un confronto sulle coordinate per segnare il tracciato della Blue Line. Lo incontriamo nel quartier generale di Unifil a Naqoura. Prima il “Tripartite Meeting” era quasi dis ertato, oggi il dialogo è ripreso. Segno che qualcosa è cambiato? “Arrivano segnali incoraggianti – ammette il Force Commander di UNIFIL – soprattutto per quello che è l’interesse da parte dei due paesi di confermare il rispetto della risoluzione 1701 dell’ONU. C’è l’impegno, sia israeliano che libanese, di garantire una “non-aggressività”. Di per sé, il Tripartito consente di mantenere basso il livello di tensione in caso di incomprensioni o “misunderstandings”. In passato, in situazioni del genere, si sviluppava una paura e la paura, poi, generava azioni, talvolta superiori, a quelle commesse da una delle due parti. Dopo una breve interruzione, il comando di UNIFIL è nuovamente sotto la guida italiana. Una grande soddisfazione, ma allo stesso tempo una grande responsabilità. Per capire il senso di questa missione, definita da più voci una vera e propria “missione di successo”, non si può prescindere dal contesto internazionale. L’emergenza del Mediterraneo e la Siria alle porte, nei mesi scorsi, hanno portato a puntare, ancora una volta, l’attenzione e i riflettori su questo paese, considerata la sua posizione strategica che lo rende pedina contesa e discussa di Europa, Medio Oriente e Asia Centrale. Forse anche per questo, è stato potenziato il pacchetto di sicurezza. Da poche settimane, anche la nave “Andrea Doria”, gioiello della nostra Marina Militare, è entrata a far parte dei mezzi del dispositivo Unifil. Il cacciatorpediniere è ormeggiato nelle acque antistanti le coste del Libano. Qualcuno, tra la popolazione incontrata nel suk artigianale di Tyro, ha commentato così: “adesso ci sentiamo ancora più sicuri”. È la conferma che l’Italia qui continua a giocare un ruolo internazionale di primo piano.

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Ovda (Israele) 30 novembre 2013

Aeronautica Militare: conclusa l’esercitazione "Blue Flag 2013"

Si è conclusa nei giorni scorsi in Israele l’esercitazione internazionale che ha visto impegnata l’Aeronautica Militare italiana e le Forze aeree di Israele, Stati Uniti e Grecia

L’esercitazione internazionale si è svolta nei cieli del deserto del Neghev in Israele. Rischierati sulla Base Aerea di Ovda, il personale e i mezzi dell’Aeronautica Militare – circa 140 uomini e donne e 8 velivoli tra Tornado ECR ed AM-X, provenienti rispettivamente dal 50° stormo di Piacenza e dal 51° Stormo di Istrana – hanno operato congiuntamente alle Forze aeree di Israele, Stati Uniti e Grecia.

L’esercitazione si inserisce in un più ampio contesto di cooperazione internazionale pianificato già da tempo ed ha permesso di addestrare le linee AM-X e Tornado ad operare sinergicamente e in sicurezza in ambienti complessi, mantenendo un elevato grado di efficacia.

Nell’ambito della “Blue Flag 2013”, i Reparti dell’Aeronautica Militare si sono rischierati efficacemente fuori aerea impiegando gli assetti KC-767A del 14° Stormo di Pratica di Mare (RM) e C130J della 46ª Brigata Aerea di Pisa.

Nell’occasione è emersa inoltre la capacita della logistica operativa dell’Aeronautica Militare di supportare il personale, i mezzi e i materiali necessari alla condotta dell’esercitazione.

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Libano: esercitazione “Angel Rescue”

Si è conclusa nei giorni scorsi l’esercitazione “Angel Rescue”, per verificare la capacità di reazione della catena di comando e controllo di UNIFIL (United Nations Interim Force in Lebanon) nella gestione di una situazione di emergenza sanitaria

Nel corso dell’attività è stato simulato un incidente stradale che ha coinvolto una pattuglia di osservatori delle Nazioni Unite, rimasta gravemente ferita, rendendone necessaria l’immediata evacuazione sanitaria.

Una volta lanciato l’allarme di Casevac (Casualty Evacuation), i feriti meno gravi sono stati trasportati all’ospedale indiano di Naqoura dal FMT (Forward Medical Team), mentre il militare che ha subito le lesioni maggiori è stato trasferito a bordo di un AB-212 della Task Force Italair in servizio di pronto intervento.

L’elicottero dell’Aviazione dell’Esercito, ricevuto l’allertamento, è infatti decollato dall’eliporto di Naqoura e ha raggiunto la postazione UN per soccorrere e trasportare il ferito.

Il casco blu in emergenza sanitaria, una volta raggiunto, è stato imbarcato sull’AB-212 dall’Amet (Air Medical Evacuation Team) francese, che opera insieme al personale del 41° Task Group Italair, e immediatamente trasportato presso l’ospedale di Naqoura.

L’esercitazione ha permesso di testare e di verificare la standardizzazione delle procedure di allertamento ed esecuzione delle Casevac, nonché la gestione del flusso informativo e delle comunicazioni e i tempi di reazione di tutti gli assetti di UNIFIL.

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Libano: il comandante delle Forze Operative Terrestri in visita in Libano

Il comandante delle Forze Operative Terrestri (ComFoTer), generale di corpo d’Armata Roberto Bernardini, è giunto nel Libano del Sud per una visita alla Missione UNIFIL e al contingente italiano.

Ad accogliere il ComFoTer al Quartier Generale di Naqoura è stato il generale di divisione Paolo Serra, Head of Mission e Force Commander, che lo ha aggiornato sulla situazione operativa per poi accompagnarlo a un incontro con una rappresentanza di militari italiani del Comando di Unifil.

La visita è continuata a bordo di un elicottero AB-212 del 41° Task Group della Task Force Italair con una missione di ricognizione dell’area di operazioni e della Blue Line.

Di seguito, presso la base “Millevoi” di Shama, il ComFoTer, accolto dal comandante del Settore Ovest, generale di brigata Maurizio Riccò, ha incontrato i militari del contingente Nazionale italiano in Libano, a guida Brigata Meccanizzata “Granatieri di Sardegna”.

Nell’occasione il generale Bernardini ha voluto sottolineare l’importanza della missione in uno scenario complesso e delicato come quello libanese in un periodo particolarmente delicato per tutto il Medio Oriente.

Il comandante delle Forze Operative Terrestri, inoltre, si è recato in visita presso le basi avanzate sulla Blue Line dove opera una Task Force di manovra (ItalBatt), su base 1° Reggimento “Granatieri di Sardegna”, rinforzato da  uno squadrone del Reggimento “Lancieri di Montebello” (8°).

ItalBatt, al comando del colonnello Claudio Caruso, contribuisce al controllo di un tratto della Blue Line al fine di monitorare il cessate il fuoco operando in concorso alle forze armate libanesi.

Nave Doria si esercita con le Unità della Maritime Task force di UNIFIL

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27 novembre 2013 16.07

Nelle acque antistanti il Libano, si è svolta, il 27 novembre 2013, una esercitazione congiunta tra nave DORIA e l’Unità Turca ORUCREIS,entrambe appartenenti alla Maritime Task Force di UNIFIL (United Interim Force in Lebanon). Le navi hanno svolto un’attività di abbordaggio, inserita all’interno di un ciclo addestrativo volto a mantenere elevati gli standard di prontezza operativa e incrementare l’interoperabilitá tra le Marine dei paesi attualmente impegnati nella missione di supporto alla popolazione libanese.

Nave ORUCREIS ha simulato di essere un mercantile sospetto in ingresso nelle acque territoriali libanesi; Nave Doria ha mantenuto il ruolo istituzionale delle unità integrate nella MTF: controllo traffico mercantile e prevenzione ingresso armi in territorio libanese.

Al termine di una prima fase di analisi e raccolta dati, il team di sicurezza costituito da personale della Brigata Marina San Marco e il team ispettivo sono giunti a bordo della Nave turca per sottoporla ad accertamenti più approfonditi.

L’esercitazione oltre a essere stato un momento di crescita addestrativa ha rappresentato un momento di scambio professionale e di confronto tra la Marina italiane e quella turca.

A termine dell’ esercitazione le due Unità hanno ripreso la loro attività di pattugliamento nell’area di operazione.

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